I deserti e la desertificazione è il tema della Giornata della Terra 2006 indetta dalle Nazioni Unite.

Sul sito dell’UNEP, l’agenzia dell’ONU per la protezione dell’ambiente, dedicato all’evento si trovano informazioni, fotografie insieme ad una animazione che bene illustra i danni provocati dalla desertificazione in tutto il mondo.
Link: Giornata della Terra 2006.
19 Giugno 2006 alle 17:55
UN’IPOTESI ALLO SBARAGLIO:
UN EFFETTO SERRA ELETTROFISICO LA CAUSA DEI DESERTI?
Negli anni settanta lo scienziato della Nasa James Lovelock formula la teoria della Terra come essere vivente e la chiama Gaia. Ma più peculiarmente gli studiosi cercano la Gaia strettamente legata all’uomo, nelle aree del cervello, per scovarvi le basi biologiche della consapevolezza, della morale e dell’identità personale. L’idea che la biosfera del nostro pianeta potesse essere vivente, in cui i singoli sistemi biologici collaborano per il bene comune, piacque molto ai movimenti ecologisti degli anni Settanta e Ottanta. Poi prevalse la teoria contraria all’esistenza di Gaia vivente che, invece, si sosteneva fosse animata da una concezione evoluzionista non «altruista». Tutto ciò sulla base che «gli individui (i singoli organismi) non pensano al bene della specie: il loro scopo è diffondere i loro geni con la riproduzione». Ora, però, il concetto di Gaia è stato rispolverato, aderendovi persino chi l’aveva osteggiato, lo zoologo William Hamilton, sostenitore della teoria, cosiddetta, dei «geni egoisti». Sorvolando sulle concezioni che hanno portato, poi, gli scienziati alla rivalutazione di Gaia, più recentemente, si è fatta strada l’ipotesi che questa nostra Terra funzioni a sistemi gerarchici paralleli. Secondo Nile Eldredge, paleontologo dell’American Museum, «Su un piano ci sono i geni, le popolazioni e le specie, che formano gli ordini, poi le famiglie e le classi di animali vegetali, Sull’altro piano troviamo gli «avatara», neologismo per indicare gli organismi di una specie considerandoli non in base alla loro forma ed ai loro geni, ma per il ruolo che hanno come “produttori” e “consumatori” di un ecosistema locale inserito in uno regionale, che a sua volta fa parte di quell’ecosistema globale che a molti piace chiamare Gaia». I sistemi garantiscono la stabilità di gaia ed il suo funzionamento. Insomma, sulla Terra i grandi giochi verrebbero svolti da sistemi superiori, anziché da singole specie e geni. A questo punto ci si domanda, che ruolo svolgono gli uomini? Essendo la specie dominante, possono essere considerati i neuroni di Gaia? Risponde l’etologo Danilo Mainardi, che molti conoscono attraverso le sue apparizioni alla televisione: «Mi pare che la distruzione della biodiversità che stiamo operando lo escluda. Prima di ambire alla parte dei neuroni, dovremo come minimo renderci conto, con modestia, che i grandi sistemi governano il globo e che noi li conosciamo ancora poco» (1).
A questo punto, spingendomi oltre le «colonne d’Ercole» dell’odierno pensiero scientifico sull’argomentata Gaia, che vivrebbe attraverso i piccoli e grandi ecosistemi, sono spinto arditamente a chiedermi come potrebbe ritenersi in questa prospettiva la corrispondente sfera di Gaia, fatta di rocce, terra acqua ed atmosfera, che sembra assomigliare tanto ad una grande macchina in azione? E non so nemmeno escludere una intima relazione fra queste due concezioni chiaramente legate fra loro. Mi viene da rispondere con questa mia ipotesi allo sbaraglio. Stimando l’attività degli argomentati ecosistemi terrestri come un certo peculiare plasma vitale assimilabile ad un corrispondente sistema di forze – mettiamo – elettromagnetiche indotte, nulla ci vieterebbe di considerare Gaia in questione, fatta di rocce ed altro, simile ad un nucleo ferroso in cui si generano per conseguenza forze magnetiche, con analoghe leggi comportamentali elettrofisiche. È questo il punto di partenza in base al quale mi sono sorte certe idee che spiegherebbero la tematica della genesi della litosfera terrestre: la formazione della «tettonica a placche», delle «faglie» e della «stratificazione delle rocce». Non solo, ma così ragionando si perverrebbe anche alla ragione della predominanza dei materiali silicei della crosta terrestre.
Da nessuna parte ho letto quel che mi è sorto nella mente in proposito, che all’apparenza può sembrare un’idea balzana, tuttavia potrebbe anche risultare importante al punto di permettere l’avvio e concezioni interessanti estensibili persino ad altre cose della materia di Gaia in questione.
Parto dal fatto che la sfera terrestre sia stata ipotizzata come un’ideale «geodinamo» in virtù del suo campo magnetico prevalentemente dipolare e del suo generarsi di correnti elettriche facenti capo al nucleo interno emettitore di radioattività residua. Questa è un’ipotesi accreditata insieme ad altre, ma se così fosse, se non altro per la ragione certa del geomagnetismo, devono evidenziarsi in modo chiaro le connotazioni all’insegna di una moderna macchina elettromagnetica. Perciò la Terra geo-magneto-elettrica, così inquadrata, deve assolutamente obbedire alle stessi leggi su cui si basa la macchina elettromagnetica di paragone suddetta, visto anche che la Terra, nel contesto del sistema solare, ha sempre funzionato come un meraviglioso orologio. Allora ecco la mia ipotesi.
Nel campo delle macchine elettromagnetiche (per esempio un trasformatore di corrente elettrica) la struttura del nucleo, intorno al quale è applicato l’avvolgimento di spire di filo di rame attraverso cui passa la corrente elettrica, va incontro a dannosi effetti dovuti ai fenomeni «d’isteresi» e delle «correnti parassite» o «di Foucault», che si traducono in dissipazione di calore. L’inconveniente dell’«isteresi» è affrontato con l’adozione di materiali al silicio e meglio ancora di materiali a cristalli orientati.
L’inconveniente delle «correnti di Foucault» si risolve con la realizzazione del nucleo riunendo lamierini sottili dei suddetti materiali. La disposizione relativa è secondo le linee di forza del campo magnetico e, poi, per evitare le continuità metallica i lamierini sono trattati con vernici appropriate.
Ritornando alla sfera terrestre, la si può immaginare allora come un certo rotore di un motore elettrico, immerso in un plasma elettromagnetico circostante generato dal sistema satellitare solare, che funge da statore. Ma questo meccanismo può anche essere considerato inverso, visto che è il tutto è costretto a ruotare intorno al sole. Di qui sorge la necessità di «lamellare» la crosta terrestre secondo linee di forza del campo magnetico locale, attraverso la stratificazione, la tettonica a placche e la successiva scomposizione locale delle rocce tra faglia e faglia. Si potrebbe arguire che le dorsali e faglie si siano determinate come innesco, dagli effetti delle citate «correnti di Foucault», secondo certe linee preferenziali riferite alle analoghe di declinazione magnetiche (isogone) preistoriche ora scomparse, e a quelle attuali di cui si dispongono le relative carte. L’operazione di sconnessione vera e propria è da attribuirsi ai moti convettivi interni del calore originati dalla radioattività del nucleo centrale. Nulla da eccepire sulla coincidenza della costituzione del materiale al silicio della crosta terrestre per fronteggiare il fenomeno elettrofisico «isteresi», precedentemente accennato. Di altro c’è da ipotizzare che i deserti sabbiosi costituiscano un ulteriore evolversi incredibile, per fronteggiare la necessità di dissipare il calore delle eccessive «correnti di Foucault» locali, tali da innescare moti eolici e sfaldare così la roccia originale fino alla minima granulazione. Di qui un ipotizzabile ulteriore perfezionismo, perché si tratta di piccoli cristalli di quarzo per un meraviglioso guadagno dissipativo. Se così non fosse in generale, i terremoti ed altre calamità naturali sarebbero all’ordine di tempi molto ristretti, cosa che avveniva con frequenza nei tempi preistorici a causa di un’infelice rigidità e compattezza della crosta terrestre.
Intanto c’è oggi addirittura l’incubo dei deserti che avanzano inesorabilmente, e perciò è sotto il mirino degli scienziati il comportamento dell’ecosistema, come se fosse qui il nocciolo della questione. Nulla da obiettare su questa causa che è più che fondata, ma mi sembra alquanto soft. E se ce fosse anche un’altra, di ordine chiaramente elettrofisica e perciò “imparentata” con la crosta terrestre? Per esempio, se avesse sostegno la mia ipotesi “elettrofisica”, da cui dipenderebbe il supposto ideale magnete terra, per dar corpo al fenomeno delle correnti parassite di Focault, alla base della formazione dei deserti (perché si perfezioni la capacità del nucleo terrestre attraverso la granulazione delle rocce silicee), potrebbe dire che si sta verificando un forte incremento di corrente in circolo intorno alla terra. Dunque non resta che attribuirlo alla massa di spire delle comunicazioni radio e satellitari che aumentano di giorno in giorno, quasi a costituire come un mortale cappio che sta soffocando la terra, non tanto dissimile, per gli effetti, dal reclamato «effetto serra».
Gaetano Barbella - Brescia
1 – Tratto dal periodico FOCUS di febbraio 2000: l’articolo, redatto da da Ivan Vispiez, si intitola «Ciao Gaia». Ampi approfondimenti, sulla teoria di «Gaia la terra che vive» e sull’etologo Danilo Mainardi, si trovano su Internet